INTERVISTA A GUY TAVARES
di Giosuè Impellizzeri
Inviato Friday, 11 March @ 20:59:29 CET da Staff
Fondatore della Bunker nonchè uno dei primi olandesi che ha creduto
pienamente nelle potenzialità della musica elettronica, Guy Tavares
è oggi un personaggio che si difende più che bene nell'underground
internazionale. Attivo come produttore nelle vesti di Unit Moebius,
Guy ha preferito rimanere quasi sempre nell'ombra nascosto dietro releases
anonime e lontane dal facile business che alcuni pensano di poter trovare
inseguendo sonorità sofisticate...
Sempre attento alle nuove tendenze e agli artisti capaci
di anticipare il sound che (forse) si ballerà domani, Guy Tavares
si mette a nudo sulle pagine di Technodisco compiendo un abbastanza
ampio excursus temporale grazie al quale si potrà capire meglio
cosa gravita attorno alla prolifica scena electro olandese.
Ciao Guy e benvenuto sulle nostre pagine. Iniziamo
parlando del tuo primo contatto con la musica elettronica.
"Tutto iniziò nell'ormai lontano 1982 quando ascoltai per
la prima volta "The Message" di Grandmaster Flash e The Furious
5. A dire il vero ebbi la maniera di ascoltare qualcosa di dub-reggae
l'anno precedente ma l'hip-hop fu il primo vero gradino che mi traghettò
verso l'electric-boogie e la breakdance, spesso ritrovata in documentari
che testimoniano la graffiti-culture del Bronx. Ero totalmente affascinato
da questa visione neo-futuristica della musica e così l'icona
dei robots mi conquistò in brevissimo tempo"
Definisci il tuo stile musicale.
"Per farla breve lo inquadrerei in 'dark-electronic-music'. Prende
spunto dall'industrial techno, dal miami-bass, dall'acid, dall'electro-funk,
dalla detroit techno, da tutta la dark-synth music tipica delle soundtracks
anni '70. Il drum and bass e l'italo-disco invece sono molto distanti
e diametralmente opposti a quello che prediligo come del resto tutte
le forme della musica più commerciale"
Sei considerato una sorta di capostipite della
scena elettronica di Den Haag: parlaci della tua attività all'interno
della music-scene olandese.
"Al momento sto organizzando il primo party nelle squats ovvero
in case occupate (una sorta di centri sociali). Il primo gruppo techno
di Den Haag era composto da me (Unit Moebius) e Jan Duivenvoorden che
oggi lavora sotto lo pseudonimo di Nimoy. La prima etichetta sperimentale
della città invece è stata la mia Bunker. Adesso vi è
una grande varietà di artisti e di etichette e ciò ha
reso possibile un'innalzamento netto dello stile e della qualità
del lavoro. Certo, non sto parlando di serate electro nelle quali imbattersi
ogni sera e nemmeno di clubs specializzati (come accade in Germania)
ma solo eventi irregolari in centri sociali o, per l'appunto, negli
squats. Ad essere sincero, non ne sono dispiaciuto anzi lo ritengo un
bene visto che l'electro rimane ben ancorata all'underground, lo spazio
ove ho iniziato a muovere i miei primi passi. L'electro olandese deriva
dall'industrial-techno risalente alla metà degli anni '90, è
influenzata dalla house e dall'acid di Chicago e naturalmente dalla
techno di Detroit. A volte viene portato in luce anche qualche elemento
dell'italo (visto che, durante gli anni '80, Den Haag era una città
fortemente influenzata dalla cultura musicale italiana). Ricordo che
molti hooligans fanatici del calcio si diedero alla gabber, all'happycore
e all'eurotrance, generi che in Italia hanno vissuto davvero ottimi
momenti. Poi è da registrare anche la presenza dell'hip-hop,
del miami-bass, della new-wave, dell'alternative (inteso come gothic
e neofolk) e qualche sprazzo dell'hardcore-punk. Come puoi vedere la
varietà degli stili dalla quale nasce l'electronic-music olandese
è davvero vasta"
Poche righe fa hai citato la Bunker, l'etichetta
che creasti nel 1992. Quali sono state le motivazioni che ti spinsero
a fondare una tua personale label ??
"Agli inizi degli anni '90 preparavo molti demos che però
erano puntualmente rifiutati dalle etichette discografiche alle quali
li sottoponevo. All'epoca ero un punk e frequentavo i centri sociali
e così decisi di mettere in pratica il metodo definito 'do it
yourself' ovvero 'fare da soli'. Dovevo autoprodurmi visto che nessuno
aveva intenzione di investire su di me e sulla mia musica. Una forte
ispirazione venne dall'Underground Resistance con le sue atmosfere sinistre,
immagini di città morte e misteriose, poche infos sui vinili
stampati in modo da lasciare l'acquirente con una sorta di dubbio. L'essere
anonimo mi incuriosiva, il produrre musica anonima attraverso macchine
anonime e per un mondo anonimo ... questo è stato il punto di
partenza della Bunker. Ero fortemente attratto dal cyberpunk, dalle
novelle del neoromanticista William Gibson, da film come Blade Runner,
Akira e dai fumetti italiani (come il Liberatore) che avevano come oggetto
il nichilismo. Era il periodo in cui Den Haag iniziava a conoscere abitazioni
bizzarre, si organizzavano rave illegali nei parchi corrompendo anche
le forze dell'ordine, vendendo la cocaina porta a porta, aizzandosi
contro la gente che non voleva pagare il biglietto d'ingresso ... si
iniziava alle 7 del mattino e si terminava la sera. La musica era house
ma molto clubby, i personaggi che prendevano parte a questi raves invece
erano costituiti da un mix stranissimo e stravagante di gay, travestiti,
punk, artisti di strada, ricchi che erano stanchi di vivere sotto una
campana di vetro, gabbers, hooligans ... tutte figure che rendevano
l'atmosfera ancora più unica e quasi surreale. Ho assistito a
cose che (fortunatamente) non ho visto più da nessun'altra parte
del mondo. Indubbiamente girava molta droga, sia leggera che pesante,
e questo tendeva ad abbruttire molto la situazione dato che erano frequenti
le risse. Inutile negarlo, anch'io ho fatto utilizzo di droga (per tre
anni consecutivi). Poi la situazione iniziò a mutare soprattutto
quando un tipo iniziò a sparare in mezzo alla folla uccidendo
due ragazzi"
Perchè hai optato per il nome Bunker ??
"Il nome mi venne in mente in un periodo particolare della mia
vita. Immaginai della gente che ballava per una sorta di rituale in
un luogo angusto, piccolo, buio, illuminato solo da una luce stroboscobica.
Questo era un bunker, il luogo dove poteva essere proposta la mia musica.
Inoltre attorno a Den Haag si trovano ancora oggi molti bunker abbandonati
risalenti alla prima guerra mondiale. Il bunker mi affascinava perchè
era qualcosa di sotterraneo e protetto che oggi appare una sorta di
monumento sinistro proveniente da un caotico passato della storia umana.
Le sue caratteristiche come l'essere minimalista, robusto, funzionale,
anonimo, riflette la stessa identica struttura della mia musica ...
il contatto era ormai inevitabile ed in breve nacque la Bunker Records"
Parlaci un pò dei nuovi progetti che usciranno
nei mesi a seguire.
"Ci sono svariate releases marchiate 'Robot Dystopia' pronte ad
uscire nel 2005 e tutte, come di consueto, sono limited-edition. In
questi giorni invece è uscito "Beyond The Congo" di
Legowelt e la raccolta "The Bronson Quest" con la quale abbiamo
fatto un tributo al noto attore Charles Bronson scomparso nel 2003"
Perchè le releases Bunker sono tutte delle
limited-edition ??
"Semplice: con le limited-edition tutto è semplificato a
partire dalla distribuzione per finire alla vendita. Se dovessi attendere
i soldi dal distributore relativi alla release precedente sarei costretto
a lasciar passare svariati anni prima di poter far uscire il disco successivo
;o)"
E' ormai risaputo che nell'ultimo periodo il business
legato alla musica non vive un bel momento. Quali credi che siano le
cause di ciò ??
"E' un problema che (fortunatamente) non sussiste per me e per
la mia etichetta. In Europa ci sono tantissimi amanti del vinile che
desiderano avere la propria copia che va ben al di là dei fantomatici
files mp3 scaricabili attraverso la rete. E' quindi un problema che
interessa soprattutto le grosse aziende e tutti quelli che vedono uscire
i loro prodotti principalmente su supporto cd (che poi è quello
che costa maggiormente rispetto a tutti gli altri formati)"
Cosa pensi della scena musicale europea ??
"Mmm, sinceramente non ne ho la più pallida idea visto che
è da parecchio che non compro più vinili. A casa ho una
vasta collezione di dischi hip-hop ed hardcore-punk degli anni '80,
qualcosa di psychedelic risalente ai '60 e cimeli hardrock, punk e reggae
dei '70. Le labels che mi hanno incuriosito maggiormente negli ultimi
anni sono state la finlandese Sahko gestita da Jimi Tenor, la viennese
Cheap, la B12, l'Irdial e tutte le tracce della londinese Rephlex, la
celebre label di Richard James alias Aphex Twin. Purtroppo non conosco
molto bene la scena attuale a parte il ghetto-tech che è una
formula che definirei vincente"
E la scena italiana invece ti ha mai attirato
??
"Non ho mai avuto la possibilità di collaborare con artisti
italiani ma spero che questo accada presto. Mi piace molto lo stile
di Marco Passarani e del sound romano della sua Nature Records"
Quando sei in studio preferisci utilizzare i costosi
hardware o i più maneggevoli software ??
"L'hardware, senza ombra di dubbio !! I software non mi sono mai
piaciuti. Le uniche piattaforme che utilizzo sono l'Amiga 500 e il 1200
corredate dall'Octamed, il mio programma preferito. Il mio equipment
?? una chitarra Gibson, vari drumkits risalenti agli anni '60 e '70,
un potente amplificatore, un Guild thunderbass, una chitarra-basso Rickenbacker,
vari distorsori, l'Electric Mistress Flanger etc etc ... ora credi che
sia un pazzo !! :o) Inoltre sono un patito della batteria e, nel mio
passato, ho fatto anche il cantante in un trio di blues-hardrock chiamato
Orange Sunshine incidendo anche dei dischi su Motorwolf Records (www.motorwolf.nl)"
Pensi che internet rappresenti la nuova via da
seguire ??
"Certo, visto che aiuta nel fare moltissime cose che sino a qualche
anno fa erano letteralmente impensabili"
Il tempo a nostra disposizione è terminato:
lascia un messaggio agli amici italiani di Technodisco.
"Per favore, lasciatemi una ragazza libera !! Donne di tutto il
mondo, ricordatevi di me !! :o) Guy Tavares" |